7-18 Dicembre: Copenaghen si apre alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP 15)

Dal 7 al 18 dicembre Copenaghen ospiterà la 15ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

L’obiettivo di circa 200 Stati firmatari è di sviluppare ulteriormente la Convenzione dell’ONU che impegna Paesi Sviluppati e Paesi in via di Sviluppo a proteggere il clima del pianeta.

Il protocollo di Kyoto (1997) aveva già obbligato Paesi industrializzati ed emergenti a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni nocive di gas sulla base dei loro mezzi, ma quali saranno gli altri punti cruciali della Conferenza?
Innanzitutto elaborare un quadro di misure di adattamento; studiare una proposta finanziaria per realizzare tali misure e per favorire la prevenzione; incentivare l’accesso a tecnologie rispettose del clima.

Il premier danese Rasmussen  ha già divulgato la sua bozza di accordo sulla quale lavorare, proponendo un taglio delle emissioni del 50% entro il 2050.

I grandi attori del Vertice chiamati ad impegnarsi sono l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Cina, l’India e il Brasile, tutti con proposte e parametri diversi,  non necessariamente in linea tra loro.

L’UE ha già approvato il piano del “20-20-20”: 20% in meno delle emissioni e  20% in più di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.

Obama ha abbandonato l’atteggiamento pessimistico di  Singapore sulla possibilità di un accordo a breve.

Il Brasile di Lula è centrale per la lotta alla deforestazione in modo da abbassare i livelli di CO2.

La Cina, economicamente sempre più forte e sempre più intenzionata a difendere la propria crescita, sarà presente col Premier Wen Jiabao.

L’India sembra essere il paese più controverso del dibattito ambientale, per il suo rifiuto ai vincoli sulle riduzioni delle emissioni serra.

I climatologi hanno stimato un tempo massimo di 10-20 anni per intervenire nella riduzione delle emissioni di gas: qualora questo periodo non fosse rispettato gli impatti in termini di alimentazione e di risorse idriche sarebbero gravissimi, accrescendo la possibilità di catastrofi naturali.

Alessandra Francesconi