Copenaghen: tra le manifestazioni e il dissenso africano arriva una nuova bozza sul clima, ma priva di indicazioni precise

I lavori del vertice ONU sul clima iniziati a Copenaghen il 7 dicembre scorso proseguono, ma non senza difficoltà.

Durante la  manifestazione del 14 dicembre contro le compagnie marittime accusate di emettere grandi quantità di gas-serra, 260 persone sono state fermate e 4 espulse dalla Danimarca. Un agente di polizia avrebbe dichiarato la presenza di Black Bloc coinvolti negli scontri (fonte: Ansa).

Le tensioni però sono anche all’interno dell’assemblea plenaria e non solo nelle piazze.

È l’Africa a boicottare la tavola dei lavori di inizio settimana protestando, appoggiata dai G77 (131 Paesi, soprattutto in via di sviluppo), per rendere prioritaria una seconda fase di impegni sui tagli delle emissioni di CO2 previsti dal protocollo di Kyoto.

La presidenza danese ha riportato i delegati africani alle trattative e il vertice ha ripreso i lavori continuando a marciare su doppi binari: da un lato si procede alla revisione del protocollo varato nel 1997, dall’altro si lavora per vincolare i Paesi che non lo hanno ancora ratificato.
 
I riflettori restano ancora puntati sulle tensioni tra Cina e Usa.
Gli Stati Uniti ritengono che la bozza di accordo stilata da Pechino sia squilibrata a favore dei Paesi in via di sviluppo. La Cina, interessata a tutelare la propria crescita economica, mira ad un accordo che non la vincoli legalmente alla riduzione delle emissioni ma si impegna comunque a prendere provvedimenti unilaterali per tali riduzioni.

Una nuova bozza d’accordo è stata diffusa oggi dalla presidenza danese. Il progetto contiene tre proposte di “aiuto” al clima per il lungo periodo, ma non rivela alcuna indicazione precisa né sulle scadenze per la riduzione dei gas ad effetto serra, né sugli impegni finanziari che coinvolgeranno i diversi Paesi (http://en.cop15.dk/news/view+news?newsid=2997).

Intanto è stato presentato in questi giorni al vertice ONU il rapporto 2010 della Ong tedesca Germanwatch, il Climate Change Performace Index (http://www.germanwatch.org/klima).

La classifica annuale confronta le prestazioni in termini di protezione del clima di 57 Paesi, industrializzati ed emergenti, che contribuiscono col 90% alle emissioni globali di anidride carbonica. Il Brasile è stato il Paese che più si è impegnato nella salvaguardia climatica, passando dall’ottavo al quarto posto. L’Italia è in fondo alla classifica, stabile nella 44^ posizione, vane le sue politiche pro clima.

I primi tre posti del podio restano vuoti. Ancora una volta nessun Paese ha meritato di salire sui gradini più ambiti.

Alessandra Francesconi